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Come eliminare il marito e rapire i mocciosi a norma di legge

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Hay quien sigue empeñado en no ver más allá de sus narices, centrándose en su caso particular.

Creyendo que el suyo es un caso aislado porque no puede haber tanta injusticia institucionalizada.

Y porque, en cualquier caso, esto sólo pasa en España donde tenemos una ley aberrrante.

El siguiente texto es de un italiano contando lo que pasa en Italia tras los cambios legislativos de los últimos años.

Es evidente que la implantación de la ideología de género, y sus leyes feminazis, es un asunto a nivel internacional.

Sus objetivos son claros: disminución de la población mundial, destrucción de la familia, aislar al individuo y volverle indefenso, etc.

Lo he dejado en italiano. Creo que se entiende sin dificultad. En cualquier caso se puede traducir con google translate o cualquier otro servicio en línea.

La primera labor es divulgar para que la opinión pública tome conciencia y después poder cambiar las leyes.

 

-o-o-o-o-o-

 

 

https://studiolegalegratis.wordpress.com/2015/08/15/come-eliminare-il-marito-e-rapire-i-mocciosi-a-norma-di-legge/

 

 

Come eliminare il marito e rapire i mocciosi a norma di legge

15 agosto 2015 di avvfemmvajassafaldocci

Amiche donne che volete terminare il matrimonio per impadronirvi del patrimonio: non fate come l’asorella che àssoldato 3 chiller, finendo prigioniera del patriarcato.  Basta 1 avvocata femminista per ottenere lo stesso risultato annorma di legge.

 

In questo saggio esporrò ecs cattedra da un’ottica storico-giuridica come noi avvocat* femminist* specializzate in false accuse di violenza di genere possiamo aiutarvi arraggiungere la utodeterminazione della donna.

L’evoluzione del diritto di famiglia

Quante cose sono cambiate da quando nel 68 mi l’aureai in giursprudenza di genere!

All’ora non c’erano cuote rosa ed era difficile farsi strada per noi rampanti professionist* aqqulturate.

All’ora non cera manco il divorzio. Quando iniziai come praticant* divorzist* dassalto bisognava ungere la Sacra Rota e costruire false accuse di omosessualità contro i padri, affine di privarli dei figli. In quella società sessista e classista i preti non s’accontentavano della parola della donna: prima di condannare il froci* volevano testimoni. Solo le clienti più facoltose potevano permettersi di comprarli.

All’ora il femminismo erano poche sfigate che lottavano per stupidaggini u’topiche, come il voto e il lavoro. Sappiatilo: grazie alla mia attività professionale capii cosa l’adonna preferisce fra faticare in fabbrica con i maski e farsi mantenere.  Io òffondato il femminismo moderno, che oggi domina sòvrano.

“La famiglia nucleare deve essere distrutta..
Lo sfascio delle famiglie è adesso un processo obiettivamente rivoluzionario”
Linda Gordon, femminista

1970-2007: dalla legge sul divorzio alla presunzione di colpevolezza dei maschi

Nel 1970 il panorama cambiò grazie alle concuiste sociali del femminismo, del Partito e delle Brigate Rosse: ottenemmo il diritto ad abortire i mocciosi ed a impadronircene mediante il divorzio.

L’affido esclusivo alla madre portò ad un periodo di tranquillità, pace sociale e mantenimenti appioggia.

Dopo l’avittoria del referendum sul divorzio nel 1974 non avevamo più bisogno dei compagni: «le femministe che militavano nel movimento cercarono di separarsi dagli uomini. Operai e femministe non si parlavano più». Ci dissociammo da quei puzzoni e dalla lotta di classe per darci alla lotta di genere, urlando i nuovi s’logan:

1970: tremate tremate/ le streghe son tornate
1972: sacrificarsi è brutto / siamo donne / vogliamo tutto
1975: maschio maschietto / fai schifo pure a letto
1976: non più madre non più figlie / distruggiamo le famiglie
1977: maschi affogherete nella merda
1978: palle bianche palle nere / vi taglieremo quelle vere

Negli anni avvenire l’acaduta del Muro di Berlino sanò l’afrattura: il Partito, rimasto senza ideologia, cambiò nome riconciliandosi con noi femministe.

Come nuova categoria di vittime, noi donne siamo meglio dei prolet. Il lavoratore italiano diventò il nemico sporco e sfruttatore ma continuò avvotarci. E così, nel 1996 ottenemmo la legge n. 66 (609bis c.p.)

«l’inversione dell’onere della prova, grazie alla quale non è più la vittima a dover dimostrare di essere stata stuprata, ma l’aggressore a dover dimostrare di essere innocente».

2006-2015: l’arestistenza all’affido condiviso

In dubio pro donna: l’importanza di tale concuista giuridica si rivelò solo nel 2006, quando l’impero del patriarcato colpì ancora pro mulgando una legge illiberale e sessista contro l’auto-determinazione della donna: c.c. 54/2006, il fami gerato affido condiviso.

Riuscimmo a scongiurare questo pericolo solo grazie allo strumento giuridico della calunniache l’alegge n. 66 ciàveva messo in mano.

Donn* come Erin Pizzey e Anne Cools avevano fondato centri anti-violenza. Noi femministe riuscimmo a cacciarlevia, impadronendoci dei centri anti-violenza trasformandoli in centri per sole donne. Mettemmo attacere i sociologi che trovavano che la violenza domestica non ha genere, e grazie alle sorelle che manipolano i media e l’ONU imponemmo l’ideologia del gender e della «violenza di genere»: i maschi sono violenti e le donne vittime.

Il 25 novembre 2007 tenemmo un’amanifestazione contro l’aviolenza sulle donne in cui picchiammo i maschi presenti gridando i nuovi s’logan «la violenza non ha né cultura né religione né nazionalità. Ha solo un sesso», «un uomo morto non stupra», «corteo separatista, il maschio serve solo come camionista», «grazie mamma di avermi fatto lesbica».

Alla luce dell’introduzione storico-giuridica passo a descrivere l’astrategia legale.

Fase 1: la calunnia femminista.

Nella prima fase la moglie s’porge denuncia-querela contro il marito assua insaputa. Il codice penale le consente di scegliere fra maltrattamenti, stalking, sequestro di persona, violenza sessuale, etc…  Nel dubbio meglio andare ad abbundanzam: annorma di codice vaginale lei diventa l’avittima e lui l’aggressore.

In questa prima fase l’adonna non presenta domanda di separazione!

L’aseparazione è una guerra di posizione in cui l’amagistratura applica l’aprororgazio: si limita allegalizzare il fatto compiuto. Quindi approfittate del periodo di iniziale vuoto legislativo per s’vuotargli il conto corrente, s’battetelo fuori di casa, impeditegli di vedere i mocciosi, provocatelo etc.

Se il maschio è un vero uomo e reagisce o vi risponde male, buttatevi atterra e fate l’avittima.   È fatta!

Altrimenti, in base alle nuove leggi, non occorrono prove per condannare un maschio: è sufficiente l’aparola della donna offesa, purché riesca a convincere il giudice.   Alcuni sono compagni altri sono coglioni: per commuoverli è importante che un’avvocata femminista vi rediga l’aquerela, facendovi dire quanto avete sofferto e subito in silenzio decenni di ciclo dell’aviolenze e maltrattamenti per salvare l’afamiglia, ma senza mai certificare le violenze subite perché amavate vostro marito e avevate paura ma ora temete per i mocciosi.  Ò pronto il modulo, basta inserire i dati ana grafici dell’avittima e dell’aggressore.  Allatere, solo le lacrimucce de visu dovrete mettercele dassole.

Per ottenere maggiore credibilità potete chiudervi con i mocciosi per un periodo di training nel centro anti-violenza «Vajassa aiuta donna», in cui troverete il supporto di avvocate, psicologhe, dottoresse, testimoni.

Ripeto: è tutto annorma di legge.   La sottrazzione di moccioso è illegale, l’acalunnia è illegale, ma messe assieme diventano legali.   Manus manum l’avat.  Una mano l’ava l’altra, come diciamo noi azzeccagarbuglie femministe.  Donne fidatevi.

Fase 2. Il procedimento di separazione.

Dè iure, il Presidente del Tribunale stabilise le misure provvisoria adinterim prima che il processo entri nel merito. Il Presidente vede che esistono denunce, sà che almeno il rinvio aggiudizio è garantito annorma di legge, non entra nel merito, e in nome del supremo interesse del moccioso condanna preventivamente il babbomat ad incontri protetti ed a versare mantenimenti.

Il cumcuibus inizia aflluire.

Il maschio deve pagarvi il mantenimento, affittare una casa o andare a vivere sotto i ponti, pagarsi un avvocato per non finire in galera. S’instaura un circolo virtuoso in cui la donna intasca l’agrana e può pagare l’aparcella all’avvocata femminista, lo stato intasca IRPEF IVA e CAP sulla calunnia.

Se in questa fase il maschio è rovinato economicamente o schianta, è fatta.

Alcune misure legali adòc possono favorire l’afelice conclusione del caso. Ad esempio potete accusarlo falsamente di non pagare il mantenimento ai sensi dell’art. 3 Legge 21 novembre 1967, n. 1185 come modificata dalla L. n. 3 del 16.01.03: gli verrà revocato preventivamente il passaporto e dovrà spendere altri soldi.

Fase 3. L’alienazione dei mocciosi

Il procedimento viene affidato ad un Giudice Istruttore, che entra nel merito.

Fingendovi vittima del maschio violento, in questa fase potete continuare ad impedire al babbomat di vedere i mocciosi. Negatevi al telefono, ma soprattutto usate le calunnie per terrorizzare i mocciosi, facendogli credere che il padre assente è un mostro violento, condannato ad incontri protetti. Fate capire ai mocciosi che lo odiate e che ora siete voi che comandate: l’istinto di sopravvivenza li porterà ad allinearsi con voi e ad odiare il padre. Il procedimento, descritto dallo psichiatra Richard Gardner, può richiedere 1-2 anni.

Alla fine, il giudice istruttore raramente andrà contro a quanto preventivato dal suo Presidente. Il provvisorio diventa definitivo.

Tutto ebbene quel che finisce bene?

In qualità di avvocata femminista, mi sento in tutta coscenza di raccomandare l’intervento a tutte le mie clienti.

Sebbene si tratti di un intevento di rutin, questo non vuol dire che il successo è garantito: da donna onesta devo dire che possono esserci rischi e complicazioni, di cui è bene che l’adonna sia consapevol*.

La condanna per calunnia è un’eventualità remota, l’art. 368 c.p. recita: «chi incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione…». Il maschio deve quindi dimostrare che la donn* era consapevole della falsità delle accuse. A meno che la donna non confessi, non verrà condannata. Una mia cliente accusò il marito di minacce e ingiurie non sapendo che questi la stava registrando: l’amagistratura ha valutato che la donna poteva essere confusa.

Consideriamo il caso peggiore: il babbomat continua ad erogare senza reagire, non crepa, riceve là soluzione, chiede che i mocciosi vengano protetti dalla madre alienante. Se i giudici seguissero i consigli degli psicologi che raccomandano l’allontanamento dal genitore alienante ci crollerebbe il racket delle false accuse. Quindi noi femministe abbiamo fatto scrivere sui giornali che Gardner era un pedofilo, che la PAS è uno strumento dei pedofili per strappare i mocciosi dalle bracce delle madri amorevoli, che i padri alienati sono pedofili. In casi del genere occorre passare ai metodi pesanti e sparare una pallottola d’argento. Rivolgetevi ad un centro di abusologi specializzati in false accuse di pedofilia.

Infine, un ulteriore fattore di rischio è che il maschio calunniato vi ammazzi.

Questo vi garantisce il titolo di vittima, e noi femministe urleremo al femminicidio facendoci dare altri fondi.  Ai sensi della Convenzione di Istanbul imporremo all’ostato di pagare un’avvocata femminista ad ogni donna vittima di violenza di genere, non solo alla donna in digente.

Tutto ebbene quel che finisce bene.

 

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Nominativi, personaggi, luoghi, ed eventi mostrati e descritti in questo sito, sono del tutto immaginari.   Se quanto descrive la Vajassa corrisponde letteralmente alla verità, si tratta solamente di una coincidenza puramente casuale].

 

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